Lo sguardo si posa su un’alta navata bianca. Travi di legno si estendono sotto il soffitto, archi si aprono a destra e a sinistra, e al centro si susseguono panche color ocra come una piccola fortezza. All’estrema destra, il predicatore sta in piedi sul suo pulpito sotto la cupola acustica. Alcune figure nere sono sedute sparse qua e là; c’è più spazio che persone. Nel 1649 Pieter Janszoon Saenredam dipinge la Sint-Odulphuskerk di Assendelft, la chiesa del suo paese natale: sotto la lapide grigia in primo piano riposa suo padre. Il silenzio del quadro non è vuoto. È misurato, costruito, quasi matematico. Saenredam misurava le sue chiese sul posto e le ricostruiva nel suo atelier. Ecco perché la luce appare così chiara e lo spazio così vasto, anche se non accade quasi nulla.
Quest’opera è incorniciata in una cornice chiamata Elina, marrone con bordo dorato, larga appena quindici millimetri. A questo soggetto non serve altro. Nell’angolo inferiore, la giuntura è pulita, le venature del legno marrone si estendono su entrambi i lati e si interrompono lungo la giuntura in modo quasi impercettibile: bisogna avvicinarsi molto per individuare quel punto. Tra il legno e la superficie dell’immagine si trova una sottile striscia nera, poi la modanatura dorata lucida, tre zone su un centimetro e mezzo. La curvatura esterna cattura la luce della stanza come una sottile striscia e la fa scorrere lungo l’intero formato. All’interno, la stampa su tela rimane a vista, senza vetro, con la trama visibile sotto le lastre grigie di fondo. Non mi sarei necessariamente aspettato che il profilo stretto, con le sue dimensioni di 61 x 40 cm, riuscisse ad affermarsi di fronte all’ampia architettura della chiesa - eppure lo fa, senza sforzo.
La tonalità scura del legno non toglie nulla all’interno luminoso della chiesa. Il bianco di Saenredam inizia proprio sul bordo dorato: una transizione non potrebbe essere più netta, ed è proprio questo che valorizza questo quadro sobrio.