Tra le foglie scure e finemente dentellate spicca un fitto grappolo di fiori bianchi, le cui antere rossastre animano il tranquillo ordine della foglia con tanti piccoli puntini; sotto di esse, il ramo di pero si stacca quasi come una seconda pagina di studio dallo sfondo chiaro, con cinque frutti di colore marrone-arancio, lunghi piccioli e una singola foglia che si apre lateralmente. A sinistra, accanto ad esso, si trovano una pera tagliata a metà, un seme e un piccolo studio di fiore, mentre le didascalie e il numero della tavola rivelano lo scopo scientifico della rappresentazione. Allo stesso tempo, la composizione presenta un equilibrio sereno: fiori e fogliame si concentrano nella parte superiore, i frutti appesantiscono visivamente la parte inferiore e lo spazio libero tra di essi rende leggibile ogni dettaglio. La tavola proviene dal «Nouveau Duhamel du Monceau», una pubblicazione botanica dedicata agli alberi e agli arbusti coltivati in Francia; l’opera, basata su un disegno di Pierre-Joseph Redouté unisce un’attenta osservazione delle piante a una composizione che da tempo non serve più solo alla loro identificazione. Di queste tavole botaniche mi piace proprio il fatto che non abbiano bisogno di una scena: sono le differenze tra fiore, frutto, seme e foglia a sostenere l’intera immagine.
In questa realizzazione, Sinead si avvicina molto alla superficie dell’opera, senza passe-partout né vetro, cosicché l’impiallacciatura di rovere segna direttamente il passaggio dalla tavola chiara alla parete; con un frontale di 15 millimetri e una profondità di 30 millimetri, il profilo appare stretto frontalmente, ma dal lato acquista sensibilmente volume. Il mio sguardo si sofferma sull’angolo in basso a destra: lì la venatura orizzontale della listella inferiore incontra, in una diagonale nettamente definita, l’andamento verticale del pezzo laterale, e lo smusso a filo fa risaltare questo cambio di direzione come un dettaglio costruttivo voluto. Il bordo esterno è dritto, mentre uno stretto gradino interno delimita con precisione la tela; mancano elementi decorativi, ed è proprio per questo che l’effetto rovere appare meno austero di una classica cornice dorata. Qui ci sta bene. Leonardo, la tela satinata utilizzata, sostiene la riproduzione nel pratico formato verticale di 35 × 45 centimetri, mentre la cornice, con le sue venature del legno a vista, fa pensare più a materiale vegetale che allo sfarzo da salotto. Su una parete chiara, Sinead rimane riconoscibile come un contorno netto, ma dalla consueta distanza di osservazione è soprattutto la precisione botanica dei rami di pero a definire lo spazio - e questa serenità oggettiva si addice particolarmente bene all’opera.