Una donna è appesa ai rami spogli di un albero contorto, con i capelli scompigliati dal vento tra i rami, mentre la testa di un bambino si stringe al suo petto - intorno a lei nient’altro che neve, un’alta valle dai riflessi violacei, cime lontane nell’ultima luce della sera. Giovanni Segantini dipinge questa scena nel 1894 come parte del suo cosiddetto ciclo del Nirvana, ispirato da una poesia che condanna le madri che hanno ripudiato i propri figli: esse vagano in un mondo intermedio ghiacciato, finché la riconciliazione con il bambino non le redime. Ciò che suona moralmente severo, nel quadro appare soprattutto silenzioso e fluttuante. Il simbolista e divisionista, che trascorse i suoi ultimi anni tra le montagne dell’Engadina, compone il paesaggio con migliaia di sottili fili di colore - lilla, ocra, blu freddo - così che la neve sembra scintillare e l’orizzonte risplende come una sottile striscia dorata. La figura stessa rimane semitrasparente, più un’apparizione che un corpo, ed è proprio questo equilibrio tra la durezza del tema e la delicatezza della pittura a rendere l’opera così suggestiva.
Questa versione traduce il tutto in un formato orizzontale allungato di 68 x 35 cm, che sulla parete sembra quasi una finestra panoramica: il paesaggio si estende in larghezza, mentre l’albero con la prigioniera costituisce l’unico accento verticale. Senza cornice, come tela montata su telaio con i bordi stampati su tutto il perimetro, l’opera pende libera davanti alla parete: la catena montuosa prosegue a sinistra lungo il lato laterale, conferendo ulteriore profondità al formato piatto. Da una distanza di due o tre metri, l’insieme appare come una tranquilla striscia di colore; solo avvicinandosi si distinguono i tratti intrecciati di Segantini, e la superficie satinata della tela Leonardo fa risplendere leggermente la tonalità dorata all’orizzonte - un dettaglio su cui ci si sofferma più a lungo del previsto. Sotto il bordo inferiore, il telaio a cuneo proietta un’ombra sottile; in questo modo il quadro si posiziona tangibilmente nello spazio, invece di restare appiccicato alla parete.
Proprio perché il formato è così basso, nulla si impone: ci si passa accanto, ci si sofferma, ci si avvicina. Sopra una credenza o da sola su una parete tranquilla, questa striscia piatta intitolata «Inverno» esercita un fascino che i formati più grandi spesso non riescono affatto a eguagliare.