Nel giardino vicino a Broadway, nelle Cotswolds, due ragazze stanno in mezzo a gigli e rose e accendono delle lanterne di carta. La luce arancione delle lanterne si riflette sulle loro mani e sui loro volti; gli abiti bianchi appaiono quasi trasparenti nella luce malva del tramonto. Alle loro spalle il fogliame si fa più fitto, assumendo una tonalità di blu-verde intenso, mentre i petali sparsi creano puntini rosa e viola. Le teste chine, i gesti cauti: c’è qualcosa di solenne in questa scena, eppure rimane un momento familiare di concentrazione infantile, in cui si finisce involontariamente per abbassare la voce. John Singer Sargent, noto soprattutto come ritrattista americano del suo tempo, inizia il dipinto nel 1885 e vi lavora per due stagioni artistiche. Ogni sera gli restano solo pochi minuti con proprio quella luce crepuscolare in cui colori e contorni si fondono l’uno nell’altro. Di volta in volta prepara pennello e tavolozza, fa prendere posizione ai modelli e il giorno successivo ritocca ciò che non lo soddisfa. Ritaglia persino la tela per restringere la composizione attorno alle due figure. Il fatto che da questa prova di pazienza sia scaturito un quadro così leggero è, per me, l’aspetto più sorprendente di tutto ciò.
Una volta appeso, si nota quanto il nero sia perfetto per quest’opera. «Friedegarde» si collega immediatamente al giardino blu notte, senza che alcun passe-partout interrompa la transizione. In basso a destra, dove le rose viola emergono dal fogliame scuro, la cornice si fonde quasi con lo sfondo del quadro. Si cerca per un attimo il confine. Tanto più chiaramente risaltano dalla profondità le lanterne rosso corallo e le vesti chiare. Lungo il bordo superiore si ripete lo stesso rapporto: i gigli bianchi incontrano lì il profilo nero e acquistano nitidezza senza diventare duri. La tela Salvador, con la sua superficie opaca, accoglie con serenità le pennellate sciolte di Sargent ed evita quella lucentezza che rischierebbe di schiarire i colori crepuscolari. Certo, in una stanza già di per sé buia, tanto nero richiede una lampada nelle vicinanze - ma allora l’abbinamento funziona davvero.
Da una certa distanza, la scena sembra un breve crepuscolo che i lampioni trattengono ancora. Da vicino, i tratti di colore visibiliconferiscono all’immagine una profondità che verrebbe voglia di seguire con le dita, mentre il nero di Friedegarde tiene insieme immagine e cornice in un’unità che solo a un secondo sguardo si nota come scelta deliberata.