Tra i fianchi scuri delle montagne si apre la vista su uno specchio d’acqua chiaro che si addentra in profondità nella conca della valle. In primo piano si trovano rocce, vegetazione bassa e alberi sparsi quasi in ombra; alle loro spalle, sulla sinistra, si erge una parete ripida, sulle cui parti grigie si muove la luce del sole. A destra, un esile corso d’acqua scende dall’alto, mentre nuvole e foschia rivelano solo in parte le cime più lontane. August Wilhelm Leu organizza l’Obersee in una successione di livelli spaziali ben definiti: dal primo piano denso, passando per il tranquillo blu-verde del lago, fino al cielo schiarito. Non si crea così una semplice veduta di montagna, ma un alternarsi di ristrettezza e ampiezza. Il paesaggio appare vasto, ma non ostile; mi rimangono impressi soprattutto i minuscoli gruppi di alberi sulla riva, che conferiscono all’insieme una dimensione umana.
Una volta appesa, si capisce perché la tela satinata Leonardo sia perfetta per questa riproduzione. La sua superficie reagisce alla posizione: frontalmente, le parti scure rimangono profonde e tranquille, mentre lateralmente un riflesso morbido si estende sulla parete rocciosa chiara e sull’acqua. Soprattutto dove il lago risplende sotto la parete montuosa, il bagliore non si presenta come un riflesso duro sul soggetto, ma segue il percorso della luce già tracciato. Alcune parti del cielo nuvoloso appaiono così quasi argentee. Manca il vetro, quindi nessuna superficie riflettente aggiuntiva separa lo sguardo dalla stampa. Trina incornicia l’immagine, che misura 58 x 47 cm, con una cornice nera; le sue superfici appaiono prevalentemente opache, solo sui bordi smussati la luce disegna linee sottili. Se si cambia l’angolo di visione, cambia prima il cielo, poi il lago - il primo piano scuro rimane relativamente costante.
Questa luminosità mutevole fa apparire il mondo alpino di Leu sorprendentemente presente nello spazio. Poiché i dati dell’opera non specificano il momento della sua realizzazione, lo sguardo rimane libero da qualsiasi contesto biografico - e proprio questo si addice a un paesaggio che parla interamente di luce, distanza e terreno.