Tutti gli sguardi convergono sulla scacchiera affollata: a chi spetta la mossa, chi vincerà? Faust sta giocando contro Mefisto, e in palio c’è la sua anima. A sinistra siede Mefisto con il mantello rosso, la testa leggermente china, un dito che si passa pensieroso sulle labbra, mentre l’altra mano è già posata tra i pezzi; Faust si sporge in avanti verso di lui, preme le dita sulla fronte e con la mano libera afferra una pedina, senza però effettuare la sua mossa. Dietro di loro si erge una figura alata vestita di bianco, le cui mani giunte e lo sguardo basso evocano la salvezza, mentre pilastri di pietra e archi scuri incorniciano la scena. Il rosso, il blu e il bianco definiscono chiaramente le tre figure attorno alla scacchiera nera e dorata. In Goethe questa partita a scacchi non ha luogo; piuttosto, essa rende visibile il patto come una lotta tra rovina e salvezza, un motivo popolare nel XIX secolo, che appare spesso riprodotto in incisioni e dipinti. L’artista di questa rappresentazione, realizzata intorno al 1900, rimane sconosciuto.
In questa versione, il motivo è raffigurato su una tela Leonardo dalla superficie satinata, ma a fare da protagonista è Esme, una cornice dorata dal profilo straordinariamente articolato. Direttamente lungo il quadro si snoda uno stretto bordo dorato, seguito da una zona ornamentale scura con archi disposti regolarmente; dopodiché si apre l’ampia gola, la cui patina è costituita da sottili graffi, macchioline scure e tracce irregolari di abrasione. All’esterno si snoda un nastro di rampicanti in rilievo su fondo scuro, sotto il quale una stretta sequenza di piccole protuberanze dorate conclude il disegno. La lavorazione è particolarmente ben visibile nell’angolo in basso a destra: Gli incastri a mitra si uniscono in modo netto, i tratti ornamentali terminano a filo e persino i numerosi cambi di profilo mantengono lì la loro linea nitida. Qui i materiali non sono stati messi insieme a caso, ma abbinati tra loro.
La scena appare così inquietante proprio perché nessuno trionfa: Mefisto aspetta, Faust esita e la figura silenziosa dietro la tavola forse conosce già da tempo l’esito.